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Il bar dell’albergo era affollato come tutte le sere. In attesa della cena i numerosi turisti che affollavano l’elegante albergo Excelsior, situato proprio sulla splendida Via Veneto, passavano il tempo sorseggiando i loro cocktail e guardando, attraverso le vetrate della sala che davano proprio sulla strada, le centinaia di persone che affollavano la via più famosa della città eterna. Turisti stranieri in bermuda, inglesi, giapponesi con le loro immancabili macchine fotografiche, americani e tante altri di varie nazionalità, riempivano la celebre via passeggiando sui marciapiedi, guardando le vetrine e lanciando spesso commenti di meraviglia e ammirazione, osservati dallo sguardo disincantato e divertito dei cittadini romani. 

Seduto al bancone del bar, su uno degli alti, scomodi sgabelli, il Prof. Funari dava invece le spalle alla strada. Sorseggiava il suo succo di frutta senza degnare di uno sguardo il frenetico andirivieni di gente nella strada. Era annoiato, il convegno doveva ancora iniziare e già era annoiato. I convegni ormai non li sopportava più e Roma, sempre bellissima, non esercitava su di lui più nessun fascino. La conosceva troppo bene, ci aveva studiato da giovane e anche dopo essersi trasferito ci era tornato spessissimo. Psichiatra di fama e professore universitario illustre era spesso a Roma per convegni, consulti o lezioni all’università. Perciò per lui era solo una città come tante altre ormai, stesse vie, stessi palazzi, stesse aule, alberghi tutti troppo simili e troppo tristi e stesse malattie da diagnosticare e cercare, molte volte inutilmente, di curare. Era stanco. 

- Forse sto diventando vecchio, pensò, non riesco più ad apprezzare la bellezza. 

Anche se aveva solo cinquantacinque anni, oltretutto portati benissimo, si sentiva stanco. Fare lo psichiatra logora, si disse. 

Poi il suo sguardo cadde sulla ragazza seduta al suo fianco e, di colpo, si sentì molto meno vecchio. Capelli corti, neri, un viso semplice e con un trucco leggerissimo, corpo snello ma con le curve tutte al punto giusto, rivelato e sottolineato dalla corta gonna bianca, un tubino stretto che le fasciava le lunghe gambe, e dalla camicia rosa, aderente al corpo e con un bottone di troppo slacciato a mettere in mostra una parte decisamente ampia di un seno non eccessivo ma sodo e pieno. E il sorriso che le apriva la bocca era decisamente rivolto a lui. 

- Quanti anni potrà mai avere? 

Il primo pensiero ad attraversare la mente dello psichiatra. Guardò meglio la ragazza, davvero bella, oltretutto una bellezza particolare, semplice, spontanea, quasi ingenua. Come non se ne vedevano più in giro. Nessun atteggiamento forzato o costruito, nessuna ostentazione, solo un semplice, schietto sorriso. Giovane ma non giovanissima. Venticinque anni, forse anche qualcuno in più. Sì, qualcuno in più. Meglio. 

- Salve, anche lei solo in quest’albergo?

La voce della ragazza lo distolse dai suoi pensieri. 









Scusi?

Le ho solo chiesto se è solo anche lei.

Oh sì mi scusi. Sì sono solo. Sono a Roma per un 

impegno di lavoro. E lei?

Beh diciamo che anche io ho una specie di impegno di 

lavoro. Ma adesso non ci voglio pensare, è una serata così bella e Roma è una città così meravigliosa che fino a domani voglio pensare solo a godermela. E’ la prima volta che vengo a Roma. 





Allora se permette le farò da guida. E la porterò a cena in uno dei locali più tipici di Roma, dalla Sora Lella a Trastevere. E non accetto rifiuti. 

Beh è una proposta davvero interessante e inaspettata. Mi ero già rassegnata a una triste cena solitaria in albergo e adesso mi ritrovo un cicerone e un invito a cena. E’ una proposta davvero allettante, non posso certo rifiutarla, ma a una condizione; la cena si paga alla romana, del resto non potrebbe essere altrimenti visto che siamo a Roma. 

Il sorriso che accompagnò queste parole scaldò il cuore del maturo professore. E non solo quello. Era molto tempo che non provava sensazioni così forti, quella ragazza gli piaceva moltissimo e quell’incontro fortunato l’aveva messo di ottimo umore. 

- Diciamo che di questo discuteremo dopo, intanto inizio a presentarmi. Mi chiamo Funari, Walter Funari. E tu? 

Spontaneamente e naturalmente era passato al tu ma la ragazza non sembrò dispiaciuta del cambio di registro. 

- Rosa, mi chiamo Rosa, e penso possa bastare per ora. E ti chiamerò Walter, oltretutto è un nome che mi piace tantissimo. 

Restarono seduti al bar per qualche altro minuto, chiacchierando del più e del meno, argomenti leggeri e non personalissimi. La ragazza si dimostrò simpatica, spiritosa e intelligente commentando con spirito i racconti e le battute del professore. 

E il professore si ritrovò ancora una volta a benedire la sua buona stella di quella sera. 

Fu lui a organizzare tutto; fece prenotare un tavolo per due al ristorante dal portiere, fece chiamare un taxi e si incaricò di indicare all’autista, con grande sorpresa di quest’ultimo, abituato ai turisti sempre timorosi di essere presi in giro con strade troppo lunghe, un percorso piuttosto lungo e complicato per permettere alla ragazza di ammirare molte delle bellezze della città. 

Si godette nel lungo tragitto la vicinanza della ragazza che si entusiasmava alle sue descrizioni e lo tempestava di domande, facendolo sentire importante.

Anche la cena fu favolosa. Assaggiarono i piatti tipici della cucina romana, bevendo un robusto vino dei castelli e chiudendo la cena con un doppio assaggio del tipico limoncello. 

La ragazza era entusiasta di tutto e rideva con gusto alle battute del suo accompagnatore.

Lo psichiatra era talmente euforico e soddisfatto da non notare nemmeno il movimento della ragazza che scioglieva nel suo bicchiere una polverina bianca. La polverina era un forte tranquillante ricavato da erbe e altre sostanze naturali mischiate e bollite seguendo un antica ricetta. 

Assolutamente naturale ed efficace. Insapore e incolore. 

- Mi sa che ho bevuto troppo, mi gira la testa e mi sento fiacco come un sacco vuoto. O forse sei tu che mi fai girare la testa. 

Queste ultime parole del professore erano effettivamente frutto del troppo bere e della crescente attrazione che il maturo studioso provava per quella splendida fanciulla che aveva trovato all’improvviso sulla sua strada. 

- Forse è meglio tornare in albergo, professore. Adesso faccio chiamare un taxi. 

L’uomo era talmente intontito che non fece caso al fatto che la ragazza conosceva il suo titolo di professore anche se lui non ne aveva mai fatto cenno. 

- Sì brava Rosa, chiama pure un taxi e torniamocene in albergo. Termineremo la serata bevendo champagne e tu mi racconterai qualcosa di te, voglio sapere tutto di te. 

- Forse lo champagne è meglio di no. Preferisco che lei stia sveglio. 

Il professore non notò neppure che la ragazza era tornata al lei. Il portiere di notte vide uscire dal taxi una bella ragazza che sosteneva a stento un signore molto più vecchio di lei, visibilmente ubriaco, che continuava a parlare e a ridere. Il portiere, che aveva all’incirca la stessa età della ragazza, pensò tra sé e sé che la vita era, spesso, proprio ingiusta. Invece di essere lui a divertirsi con quella bellezza bruna gli toccava assecondare e fare pure i salamelecchi a quell’imbecille mezzo ubriaco.

Ma il pensiero gli passò subito. Il tono era professionale e cortese come al solito quando si informò del numero della stanza.

La ragazza fu costretta e ripetere la domanda all’uomo un paio di volte prima di riuscire ad avere il numero. 

- Stanza 520, ultimo piano. 

La voce del professore era resa incerta dal vino e dalla polverina e fu Rosa a dover ripetere il numero al portiere di notte che attendeva quasi sull’attenti e con un mezzo sorriso sul volto. 

- Bene stanza 520, ultimo piano. Una delle più belle e tranquille signorina. 

E porgendo la chiave aggiunse, sornione. 

- Vi auguro una buona notte.

- Ci faccia portare una bottiglia di champagne, ghiacciato, 

in camera. La notte è ancora lunga. 

Il professore aveva ritrovato un minimo di energia e in un ultimo guizzo di lucidità aveva formulato la sua richiesta al portiere che chiese conferma alla ragazza con un veloce, discreto, sguardo. 

- Sì forse è meglio. Faccia portare una bottiglia di champagne con tanto ghiaccio, ho idea che ne avrò bisogno. 

Dopo queste ultime parole la ragazza si diresse all’ascensore tirandosi dietro l’uomo di nuovo semi addormentato.

Fu proprio l’acqua gelata mischiata a pezzetti di ghiaccio a svegliare violentemente il Professor Funari. 

E il risveglio non fu piacevole. Era quasi nudo sul letto, aveva addosso solo i suoi boxer bianchi, bagnati dall’acqua che gli era stata rovesciata addosso, ed era immobilizzato a braccia e gambe aperte al letto con una fune sottile che già iniziava a segargli i polsi e le caviglie. Svegliato bruscamente dall’acqua gelata ci mise qualche secondo a rendersi conto della sua posizione. Il suo sguardo girava ansioso, ispezionando la stanza,mentre il suo cervello cercava di trovare un senso a quello che stava succedendo. Pensò a un possibile giochino erotico ideato da quella ragazza, Rosa. Certo non aveva l’aspetto di una appassionata di giochino sessuali ma chi può mai dire cosa si nasconde anche dietro l’aspetto più angelico.

GENRE
Mysteries & Thrillers
RELEASED
2020
June 1
LANGUAGE
IT
Italian
LENGTH
286
Pages
PUBLISHER
Nascimbene
SELLER
Luca Nascimbene
SIZE
1.5
MB

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