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Vite infelici di romani mantenuti a New York
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- £7.99
Publisher Description
Ludovica e Lorenzo sono giovani e belli. Si sono sposati anche se non usa più. Lei ha convinto il padre a aprirle una libreria nel quartiere Trieste, zona storica della borghesia romana. Lui, dottorando poco convinto in filosofia della scienza, si considera un filmmaker da quando ha realizzato un cortometraggio pieno di citazioni di film di culto. Un corto dove Ludovica, vestita di un pigiama giallo che ammicca alla tuta di Uma Thurman in Kill Bill, interpreta "la Sposina". Dopo la vittoria di un premio del comune di Roma, Lorenzo decide che, passati i trenta, ha ancora tempo per diventare regista. E per riuscirci si trasferisce un anno a New York. Ludovica, da brava Sposina, lo segue, lasciando alla famiglia la gestione della libreria. A New York i due entrano in contatto con un microcosmo di italiani con ambizioni artistiche e solidi patrimoni di famiglia. Finché un commento innocente semina il dubbio nella mente di Ludovica: e se suo marito non avesse talento? Saldando la tradizione del romanzo borghese ottocentesco agli sviluppi e le sperimentazioni dei più importanti autori internazionali contemporanei, quali Jonathan Franzen e David Foster Wallace, Francesco Pacifico mette in scena il dramma di una generazione. Sospesi tra un benessere che va a esaurirsi nemmeno troppo lentamente e un futuro che sembra non essere più il tempo dove tutto è possibile ma un territorio oscuro e ostile, intrappolati nei riti di una borghesia cui manca il terreno sotto i piedi, avviluppati in una rete di relazioni perlopiù virtuali, i protagonisti di questo romanzo si trascinano svogliati e soli in un presente nebbioso. Alfieri inconsapevoli di una nuova lost generation, vivono in un perenne isolamento, in cui i rapporti umani scivolano sempre sullo strato più superficiale delle cose, la realizzazione personale è inseguita da ambizioni prive di talento e ogni atto è compiuto con leggerezza, come se non avesse peso o conseguenze. Impreparati ad affrontare la realtà che, inevitabilmente, li travolgerà.
PUBLISHERS WEEKLY
Pacifico's (The Story of My Purity) ultimately tiresome examination of cultural rot calls to mind La Dolce Vita reworked by Bret Easton Ellis. The novel centers on a group of Italians, most of whom are parentally subsidized, pursuing their sentimental educations between New York City and Italy. They are a feckless class, able to express themselves only through consumption. These fortunates include a young viral marketer, Ludovica, and her husband, Lorenzo, a cineast. In their orbit is Nico Berengo, an occasional journalist who "spends most of his time introducing people to one another" and whose Manhattan apartment is the gathering place for the Italian community. These expats are predominantly "velleitari the aspirants who dabble in the arts with little talent of stamina or awareness," and Pacifico mercilessly ironizes them all. Empathy towards his characters is nonexistent ("The personal fulfillment of the bourgeois isn't worth the carbon footprint required to sustain it."), and the book is a reaction against moralizing novels specifically American that "provide a model of absolute virtue." Contempt can be enlivening, but here it's generally enervating, a skewering of pretentiousness that is itself pretentious. Pacifico liberally sprinkles brand names throughout, and readers must endure mind-numbing descriptions of bodily entanglements accompanied by dialogue like, "You're mine. I'll choke you, and I'll drown you. I'm Niagara Falls." The book peters out into an appendix of fragments.