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I beni comuni sono spesso evocati quale strumento di lotta nei confronti del mercato e delle libertà individuali. Questo volume mostra invece come una società aperta veda emergere in maniera spontanea proprietà condivise e in questo senso comuni, le quali non sono una negazione della proprietà e dell’ordine giuridico, ma anzi ne rappresentano una possibilità fondamentale.

La dimensione relazionale e associativa dei rapporti di mercato fa sì che gli uomini diano vita a forme istituzionali plurali. L’assetto proprietario che emerge dalla libera iniziativa delle persone lascia quindi spazio ai beni individuali come a quelli comuni, perché spesso ci si appropria di qualcosa contemporaneamente ad altri e anche perché, in varie situazioni, si ama condividere ciò che si possiede per risolvere al meglio specifici problemi.

Nel testo i beni comuni sono allora presentati non come un’alternativa alla proprietà, bensì come una forma specifica della proprietà stessa e un’istituzione che, se lasciata crescere, è in grado di erodere spazio alla sovranità forgiata dall’assolutismo monarchico, ridimensionando quel potere coercitivo che lo Stato continua a esercitare sugli individui e sulle comunità.


Carlo Lottieri (Brescia, 1960) insegna Filosofia del diritto all’università di Verona e dirige il dipartimento Teoria politica dell’Istituto Bruno Leoni. Tra le sue ultime opere vi sono Credere nello Stato? Teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a WikiLeaks (Rubbettino, 2011) e Un’idea elvetica di libertà. Nella crisi dell’Europa (La Scuola, 2017).

GENRE
Nonfiction
RELEASED
2020
February 25
LANGUAGE
IT
Italian
LENGTH
116
Pages
PUBLISHER
IBL Libri
SIZE
2.3
MB

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