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Descrizione dell’editore

Caso quasi unico nella letteratura mondiale, la Bibbia non è mai riuscita a separare la fase della traduzione da quella dell’interpretazione. Probabilmente per l’ambiguità e per la mutabilità del contenuto, da sempre i traduttori hanno provveduto a inserire la loro interpretazione del testo spacciandola per autentica, non disturbandosi di riportare le proprie scelte interpretative, ma piuttosto aggiungendo note che allontanano ancora di più il significato dal testo originale: è caratteristica in ambito cristiano l’iniezione di contenuti del nuovo testamento o addirittura di speculazioni teologiche successive come lo spirito santo o le profezie. In questa opera, seguendo l'ispirazione di Mauro Biglino, provvediamo invece a tradurre la Bibbia letteralmente. La regola generale per i termini non standard è che, ove una parola ebraica è presente in una singola istanza, oppure in parti diverse con significati diversi, o ancora nel caso che una qualsiasi traduzione potrebbe introdurre nel lettore un bias indesiderato, la decisione è quella di lasciare la parola in un originale fonetico in forma analoga alla versione di BibleHub, per uniformità. Questo è il caso ad esempio di: ‘ĕ·lō·hîm, Yah·weh, Šad·day, ‘El·yō·wn, Rū·aḥ, Kā·ḇō·wḏ, Mal·’aḵ.

Le persone di nomi, aggettivi e verbi seguono scrupolosamente l’originale ebraico, anche riguardo termini controversi come ‘ĕ·lō·hîm, Šad·day, ’Êl, senza risolvere arbitrariamente le contraddizioni. Il genere degli articoli e aggettivi resi in ebraico viene associato al genere del termine ebraico, e non a quello di una delle traduzioni in italiano; questo può naturalmente portare a ulteriori discrepanze del testo rispetto le traduzioni clericali. Nel caso particolare di ‘ĕ·lō·hîm, quando preceduto da articolo determinativo, si è deciso di renderlo sempre come ‘gli ‘ĕ·lō·hîm’, anche quando il termine regge un verbo al singolare. La soluzione appare quasi altrettanto insoddisfacente quanto coniugare l’articolo col verbo, per usare l’aggettivo singolare solo con il verbo al singolare, es. ‘l’‘ĕ·lō·hîm’, e in tutti gli alti casi al plurale, es. gli ‘ĕ·lō·hîm’, ma riteniamo la forma uniforme decisa essere preferibile dal punto di vista della leggibilità e dell’obiettività.


Nel secondo libro delle Cronache, il nono libro dei Profeti e il quattordicesimo complessivo, si continua la rievocazione degli accadimenti dei Re. Questa parte inizia con la costruzione della casa di ’ĕ·lō·hîm da parte di Salomone pianificata dal padre David. 

Il verso 2 Cronache 1: 18 è il primo verso del capitolo successivo nel testo ebraico ed evangelico.

Da notare con attenzione 2 Cronache 2: 4 per l'uso del termine ’ĕ·lō·hîm preceduto da articolo determinativo, condizione per la quale l'esegesi ebraico-cristiana, così come la pagina di Dio, peraltro immodificabile, di wikipedia, attribuisce il senso di vero Dio, quando invece fa riferimento ad altri ‘ĕ·lō·hîm, qui indicati più piccoli di Yah·weh e per cui leggere vero Dio darebbe un senso affatto particolare alla frase.

Risulta evidente anche a 2 Cronache 4: 11-16 come le case che Curam realizzo per Salomone fossero due: una per gli ’ĕ·lō·hîm e una per Yah·weh.

Curiosa la nota a 2 Cronache 5: 10 in cui il redattore esclude che ci sia altro nell'‘ā·rō·wn, a parte i due libri, apparendo questa coma il più classico tipo di scusatio non paetita.

In effetti può venire il dubbio a 2 Cronache 5: 13-14 che ci fosse dentro altro che abbia prodotto il fenomeno che ha costretto i kō·hă·nîm a uscire all'esterno, quando in qualche modo sollecitato.

Si instaura a 2 Cronache 6: 24 il principio teologico anche alla base della religione cristiana. Che qualsiasi cosa di male ci succeda dipenda da un nostro peccato nei confronti di Yah-weh, con l'assurdo corollario che, se ci si ammala, non si cerca un dottore e, se si perde in battaglia, non si rinforza l'esercito, quanto si cerca  un peccato che si sia commesso per potersi pentire e così magicamente guarire o rimediare! Forse a qualcuno risuona il rito del: "Mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa" così da portarsi avanti per sopperire a eventuali eventi nefasti occorrenti nel futuro, piuttosto di razionalmente provvedere. E' ovvio ai più come ciò sia alla base dell'approccio oscurantista, forse per la prima volta messo in dubbio nelle recente pandemia del Covid 19, quando invece di pentirsi dei propri peccati con Yah·weh, o chi per lui, per farla passare..., si sono chiuse le chiese per prevenire il contagio! Ovviamente pochi tuttavia noteranno la contraddizione. Inoltre il brano attesta definitivamente l'assenza dell'‘ĕ·lō·hê vivente in mezzo a loro - a differenza degli altri di legno e ferro opera d'uomo - quanto fa riferimento alla sua presenza ipotetica nei cieli, in modo simile a quanto fanno i fedeli ancora al giorno d'oggi.

Si ripete a 2 Cronache 7: 2 il curioso episodio che già si era verificato a 2 Cronache 5: 13-14 in presenza dell'‘ā·rō·wn.

Come si vede a 2 Cronache 9: 12 praticamente la regina di Saba è andata a fare la spesa da Solomone.

Il brano a 2 Cronache 10: 10 probabilmente rappresenta il fatto che le spese pazze di Salomone, evidentemente non altrettanto saggio con le finanze come con il resto, hanno lasciato le casse del regno completamente vuote, così costringendo Roboamo a elevare le tasse per rimpinguarle. Cosa che evidentemente ha portato la secessione del popolo d'Yiś·rā·’êl, ciò ovviamente alla faccia delle ripetute assicurazioni di Yah·weh a Davide e ai suoi interpreti sulla stabilità del suo regno!

La profezia a Geroboamo, riportata a 1 Cronache 10: 15  è citata a 1 Re 14: 8, e non riportata sulle Cronache; essa naturalmente contraddice le innumerevoli profezie a Davide sulla durata del suo regno. L'evidente pratica è in effetti quella di riportare senza alcuna riconciliazione profezie in contraddizione, per poi utilizzare quella che serve per spiegare ogni singolo evento, che ovviamente, come tutto nella vita, non segue un filo prestabilito a priori da Yah·weh o da chiunque altro. I matematici possono ricordare come tutte le teorie complete sono contraddittorie; poi per sanare le contraddizioni si applicano i teologi o si impongono Misteri per prevenire domande inopportune.

Evidentemente Semaia mostra a 2 Cronache 11: 2 il suo tradimento per conto d'Yiś·rā·’êl, la cui secessione avrebbe avuto evidentemente poco successo se il re fosse arrivato subito a riannetterli! La cosa curiosa è come Roboamo ci abbia creduto, visto che tale profezia si contrappone all'ideale del popolo d'Yiś·rā·’êl unito, al centro dell'ideale Sionista, che evidentemente allora non era così determinante come nelle epoche successive, nonostante le assicurazioni a Davide. Più probabile abbiano rinunciato sempre per l'assenza di fondi che avrebbe reso una nuova campagna militare, anche così piccola, esiziale per le finanze del regno.

Il redattore questa volta nemmeno si azzarda ad attribuire 2 Cronache 11: 14 a Yah·weh. Ovviamente la cosa non è banale da seguire, ma Geroboamo che aveva ricevuto la profezia positiva, ora ha respinto chi gliela aveva portato. Una delle cose che rendono difficile la lettura della Bibbia è, in effetti, che non si riesce a solidarizzare per nessuno, a differenza di altre opere messe insieme da un redattore unico come l'Iliade e l'Odissea, piuttosto che affastellare acriticamente testi di varia provenienza, come si è fatto con la Bibbia. Peraltro ciò è proprio quello che la qualifica la Bibbia come una cronaca, piuttosto che come un racconto, e sanno i giornalisti, come le cronache siano particolarmente noiose, tanto da spingerli a inserire le loro interpretazioni, particolarmente nei paesi cattolici. Cosa che nella Bibbia ovviamente viene fatta in sede di traduzione e schema di lettura.

A 2 Cronache 12: 2 il redattore prende la scorciatoia: Sisach sarebbe come una marionetta che attacca Yiś·rā·’êl, non per conquistare il suo territorio come faceva lo stesso Yiś·rā·’êl e gli altri paesi, ma per punire Yiś·rā·’êl stesso che aveva trasgredito. A questo punto viene a molti la curiosità sul perché l'Israele odierno costruisca armi di distruzione di massa, piuttosto che sinagoghe per pentirsi dei suoi peccati, visto che i Palestinesi lanciano loro missili per punirli per questi, non perché Israele ha occupato il loro territorio.

Si vede chiaramente a 2 Cronache 12: 3 come miṣ·rā·yim sia in effetti un plurale e non il singolare Egitto, come reso dalle versioni clericali, anche in questo caso con una ingiustificata perifrasi.

Da lasciare perplessi il discorso di Semaia a 2 Cronache 12: 7 e su come gli ascoltatori non si siano accorti della sua perfidia. Sarebbe come per un dirigente dire, di fronte a un dipendente che sta licenziando e che si mette in ginocchio davanti a lui implorando, che apprezza il suo comportamento e perciò si limiterà a licenziarlo, facendogli così capire cosa significa prendere uno stipendio e non prenderlo! Si ricorda che fosse pratica eccezionale per un popolo conquistatore massacrare il popolo sconfitto, essendo ben più comodo utilizzarli come schiavi. Gli unici che si sono comportati diversamente sono stati, per l'appunto, i figli d'Yiś·rā·’êl i quali, per mezzo del genocidio metodico dei popoli sconfitti, cercavano di prevenire l'influsso di credenze alternative, come si vede, con scarsissimo successo. Nulla di ciò era da aspettarsi dai ben più civili miṣ·rā·yim.

2 Cronache 13: 5 prende uno specifico significato allorché si attribuisca a me·laḥ il significato proprio di vapore, che peraltro ha ben più senso, almeno qui, del 'sale' delle traduzioni clericali, nel senso che il bə·rîṯ di Yah·weh a Davide fosse di vapore, quindi inconsistente.

A 2 Cronache 13: 15 il redattore non dettaglia quale sia il fenomeno naturale attribuito all'azione degli ’ĕ·lō·hîm.
2 Cronache 13: 23 del testo cattolico è il primo paragrafo del capitolo successivo nel testo originale ebraico e in quello evangelico.

Si può chiosare 2 Cronache 15: 5 rilevando come non ci fosse pace, prevalentemente perché i figli d'Yiś·rā·’êl combattevano contro tutti i popoli che lo erano per occuparne il territorio, massacrando tutti gli abitanti, proprio in virtù della loro inoffensività, come si vede ad esempio a Deutoronomio 3. Ovviamente il lettore potrà trovare esempi ovunque sul fatto che sia stata essenzialmente la credenza in Yah·weh ad aver portato violenza e conquista in quella zona di mondo, non imprevedibilmente in quanto Yah·weh stesso viene considerato ‘ĕ·lō·hê degli eserciti, sorta di Ares/Marte della mitologia Greco-Latina, o Thor di quella nordica, purtroppo, a differenza di quelle tradizioni, senza altri membri che ne compensino la violenza.

Di fronte a 2 Cronache 15: 13 il lettore potrebbe esclamare "alla faccia della pace!": in pratica si dice che chi rifiuta di adorare Yah·weh sarà ucciso, ciò a meno che non si considerino pacifici anche i Jaidisti!

Si sospetta che le grida e urla per Yah·weh a 2 Cronache 15: 14 non fossero molto spontanee…! Visto che chi non lo faceva veniva ucciso…

Diciamo che Asa non abbia fatto un grande affare, praticamente ha dato oro e argento per pietre e legname, come si vede a 2 Cronache 16: 6, oltre naturalmente ad essersi alleato con un arcinemico per contrapporsi a familiari.

A 2 Cronache 16: 7, o Canani si è impazzito, oppure c'è un pesantissimo refuso nel testo. Praticamente si dice che, siccome si è appoggiato ad Aram, allora Aram gli è sfuggito dalle mani. Ciò a meno, c'è sempre un metodo nella pazzia dei variopinti   che non abbia voluto esprimere  il concetto articolato e ipotetico di doversi alleare e non contrapporre al popolo d'Yiś·rā·’êl per combattere Aram, che del resto se ne stava per conto suo, mentre il popolo d'Yiś·rā·’êl stava attaccando!

Evidentemente troppo smaccato l'intrigo di Canani, assai probabile spia per conto d'Yiś·rā·’êl, per riuscire a trarre in inganno Asa, come si vede a 2 Cronache 16: 10, che da segno di particolare clemenza nemmeno uccidendo il traditore, gli altri membri del popolo che il redattore dice angustiati da Asa, sono probabilmente altri cospiratori.

Diciamo anche a 2 Cronache 16: 12 risuoni in Asa l'atteggiamento del Papa nella recente pandemia di Coronavirus. D'altro canto il lettore moderno non può che meravigliarsi che popoli così antichi decidessero di affidarsi alla scienza, per quanto primitiva, piuttosto che alla superstizione.

A 2 Cronache 18: 5-7 è presente un'evidente contrapposizione tra "hā·’ĕ·lō·hîm" - che noi naturalmente rendiamo consistentemente come gli ’ĕ·lō·hîm, mentre i clericali e wikipedia sostengono significhi "Il vero Dio", tanto più per la presenza del verbo al singolare - con Yah·weh, il Signore. Come si vede, infatti, Giosafat non si contenta del responso dei "sacerdoti" del "vero Dio", ma vuole sentire quelli del "Signore"! Non ho dubbi venga prontamente invocato il mistero per... non spiegare la cosa.

Assai probabile che il Michea introdotto a 2 Cronache 18, e che merita un suo libro privato, fosse una spia in Samaria per conto di Giuda, che in effetti era finora riuscito a trattenere la più grande Samaria dall'invadere Giuda, in collaborazione ovviamente con altri, riuscendo a non perdere la vita; probabilmente confidando in quel residuo di timore di Yah·weh che era comunque restato su Yiś·rā·’êl. E che viene in questa occasione speso per mandare a morire il re del suo nemico, riuscendo peraltro a non far perdere la faccia al re di Giuda rifiutandosi di combattere contro storici nemici, per quanto eccessivamente forti.

Immaginiamo lo scoramento e delusione dei traduttori clericali quando finalmente emerge nel discorso di Michea lo Spirito del Signore a 2 Cronache 18: 20, ma che si presenta per ingannare e far morire proditoriamente in battaglia. Tuttavia immaginiamo i clericali non si facciano scoraggiare, magari valorizzando il fatto che chi segue il Signore, Yah·weh, torni vivo, mentre chi segue il vero Dio, gli ‘ĕ·lō·hîm, muore ammazzato in battaglia!

Ieu non sembra a 2 Cronache 19: 2 essere al corrente della missione spionistica di Michea e della manovra di Giosafat per ingannare il suo rivale.

Davvero curioso 2 Cronache 19: 3 in quanto Ieu sembra apprezzare Giosafat per ricercare gli ’ĕ·lō·hîm, quando ricordiamo Giosafat stesso avesse sollecitato Yiś·rā·’êl a ignorare i nā·ḇî·îm degli ’ĕ·lō·hîm domandando di quelli di Yah·weh a 2 Cronache 18: 5-7. Non è un caso che i redattori clericali traducano "hā·’ĕ·lō·hîm" in modo così bizzarro e variegato - si immagina gli dei nel discorso di Giosafat e vero Dio in questo di Ieu - per dare un senso vagamente coerente al tutto.

Per 2 Cronache 19: 10 occorre dire che, messo da parte il timore di Yah·weh, non è che si sia trovato uno strumento alternativo efficiente per convincere i giudici a essere onesti, come si vede anche dalla cronaca recente.

Un punto curioso e abbastanza poco spiegabile a 2 Cronache 20: 2 dove il testo ebraico riporta la provenienza dei nemici da Aram, in contraddizione col verso precedente; e in qualche modo i traduttori clericali provano ad aggiustare caoticamente l'evidente copia e incolla maldestro da fonti diverse, risuscitando addirittura Edom!

A 2 Cronache 20: 23 si verifica il curioso incidente dei supposti invasori che finiscono per combattersi tra di loro: scartata l'ipotesi che Yah·weh possedesse una sorta di anello del confitto, come quello che ricordano i giocatori di Nethack, occorre supporre la minaccia a Giuda fosse stata millantata e che evidentemente il sistema spionistico, che aveva permesso alla piccola nazione di Giuda di sopravvivere in mezzo a popoli nemici, era riuscito a instillare nei due popoli di Ammon e Moab ostilità reciproca, probabilmente mediante calunnie e lusinghe di cui i nā·ḇî·îm erano maestri.

Si può dire a 2 Cronache 20: 37 che chi di nə·ḇî ferisce, di nə·ḇî perisce…, probabilmente questa volta solo in forma di Jettatura, non ritenendo Elièzer essere anche esperto di arti marinaresche per giudicare la fattura delle navi.

Praticamente vincono sempre: se a qualcuno succede qualcosa di male, allora è perché ha fatto il male agli occhi di Yah·weh, sia che sia indicato, sia che non lo sia; se invece fanno il male agli occhi di Yah·weh e non succede loro nulla, allora ciò avviene, come spiegato a 2 Cronache 21: 7 per Ioram, perché sono figli di Davide, come se gli altri che invece hanno patito non lo fossero!

In effetti ecco che il redattore si ricorda a 2 Cronache 21: 10 che Ioram avesse fatto male agli occhi occhi di Yah·weh e attribuisce a questo la rivolta di Libna, dopo che poco prima aveva detto che ciò non avrebbe avuto alcun effetto in virtù della discendenza da Davide.

Passando occorre notare anche a 2 Cronache 21: 13 come il regno d'Yiś·rā·’êl fosse considerato una sorta di impero del male da usare come termine di paragone per i comportamenti a loro giudizio più abietti. Chissà se il redattore può essere accusato di antisemitismo, certo se qualcuno si esprimesse così oggi nei confronti degli Ebrei, sarebbe di certo arrestato.

2 Cronache 21: 7 è inquietante; appare infatti come un'associazione a delinquere tra gli ‘ĕ·lō·hîm e Yah·weh, con i primi che deliberano la strage, come una sorte di cupola mafiosa, e Yah·weh che assolda un sicario per eseguire la sentenza della cupola; curiosamente anche il testo avvalora quest'interpretazione nel paragrafo successivo utilizzando il termine hiš·šā·p̄êṭ (הִשָּׁפֵ֥ט), giudicare, per intendere i massacri perpetrati dal sicario, termine raramente utilizzando per intendere un massacro. Per fortuna, tuttavia, è assai probabile che questi personaggi astratti siano stati utilizzati dal redattore come un forma di giustificazione per i comportamenti efferati dei governanti, come anche recitava Trilussa nella sua Ninna Nanna della Guerra:

"Ninna nanna, tu nun senti

li sospiri e li lamenti

de la gente che se scanna

per un matto che commanna;

che se scanna e che s'ammazza

a vantaggio de la razza

o a vantaggio d'una fede

per un Dio che nun se vede,

ma che serve da riparo

ar Sovrano macellaro."

Passando si nota ancora una volta a 2 Cronache 23: 9 come la traduzione di kō·hên come sacerdote, nel senso comunemente inteso, faccia acqua da tutte le parti. Qui in effetti Ioiadà si occupa di distribuire armi, per quanto dalla casa degli ’ĕ·lō·hîm, che era quindi una specie di armeria!

Visto come è andata col tempio di Salomone e per i suoi discendenti è a malapena sorprendente l’esitazione dei leviti a 2 Cronache 24: 5 a sollevare altre tasse per lavori simili. Peraltro ricorda quella di Natan di fronte a David che aveva tuttavia trovato un espediente, come al solito attribuendo la responsabilità a Yah·weh, per non fare il lavoro.

L’incredibile panzana di Ioas a 2 Cronache 24: 7; come si è visto a 2 Cronache 22: 12, durante il regno di Atalia era Ioas stesso nascosto nella casa degli ‘ĕ·lō·hîm, e quindi non si vede come avrebbe potuto Atalia irrompere in quel luogo senza scoprirlo; peraltro il tesoro di quella casa era stato da tempo depredato dagli invasori, ben prima del regno di Atalia. Del resto nemmeno si ha notizia di depredazioni da parte di Atalia dell’altra casa, quella di Yah·weh, anch’essa depredata da lungo tempo prima dagli invasori, tanto meno a beneficio dei bə·‘ā·lîm. Forse esempio per tanti successivi emulatori, che hanno fatto anche di peggio, quando hanno dovuto sollevare tasse.

E la faida continua a 2 Cronache 25: 3 , preparandosi la strada per la successiva iterazione nel paragrafo successivo.

Esemplare il trattamento dei prigionieri di guerra descritto a 2 Cronache 25: 12, senza che ovviamente Yah·weh, per bocca dei suoi interpreti, abbia nulla da dire. Ciò avverrà solo quando Amazia prenderà l’‘ĕ·lō·hê di Seir, del fatto che abbia sfracellato prigionieri non importa invece assolutamente a nessuno. Ovvio, con questa ispirazione, che le frange Islamiste facciano stragi, come ne avevano fatto quelle cristiane secoli fa', se è più importante rispettare il parere di Yah·weh che la vita umana.

Come si vede a 2 Cronache 25: 13, anche seguendo il parere dell’’îš degli ‘ĕ·lō·hîm si viene conquistati e depredati! Ovviamente qui il redattore rimane silente, diverso sarebbe stato ovviamente se non ne avesse ascoltato il consiglio, pur se fosse successa esattamente la stessa cosa!

Inaspettatamente sensata l’osservazione del Nā·ḇî a 2 Cronache 25: 15, se non fosse che, da fuori, si potrebbe dire lo stesso di Yah·weh, come ovviamente anche gli Edomiti potrebbero dire di essere stati puniti dal loro ‘ĕ·lō·hê per i proprio peccati! Passando si noti come nella reprimenda non si dice nulla del massacro dei prigionieri, cosa evidentemente del tutto accettata come lecita in quel popolo barbaro.

Evidentemente ad ascoltare i nā·ḇî·îm ci si instupidisce, come si vede plasticamente a 2 Cronache 25: 17.

Improvvisamente a 2 Cronache 25: 20 non contano più le trasgressioni d’Yiś·rā·’êl, per le quali era stato dissuaso Amazia da fare alleanza con loro, portando alla morte di 3000 persone e alla sottrazione del bottino per rappresaglia, ma anzi si usano loro per punire il re di Giuda per la sua stessa trasgressione. C’è da diventare matti a seguire il filo del ragionamento attribuito a Yah·weh cercando qualche coerenza, non è un caso che i clericali invochino così frequentemente il mistero.

Sia detto per inciso che è a questo Acaz, di cui qui si dice tutto il male possibile a 2 Cronache 28:, è lo stesso a cui Isaia avrebbe predetto secondo i cristiani, come sappiamo grazie a una traduzione infedele, a Isaia 7: 14, la nascita verginale di Gesù.

Leggendo 2 Cronache 29: 36, sembra leggere una considerazione odierna in Italia quando miracolosamente si riesce a fare qualcosa in forma concorde ed efficiente.

Uno strano incidente attribuito apparentemente in forma diretta a un mal·’aḵ di Yah·weh a 2 Cronache 32: 21; tuttavia, come spesso accade, il redattore non riesce a resistere all’impulso di accludere indizi che spieghino la cosa in forma molto più terrena. In effetti, in occasione del ritorno del re d’Assiria nel tempio del proprio ‘ĕ·lō·hê, il traduttore clericale lascia intendere che siano stati i suoi figli ad averlo ucciso, tanto per confondere le acque, ma in quel brano compaiono solo gli intestini, non i figli - la costruzione è peraltro simile a quella a 2 Cronache 21: 19, dove il traduttore clericale non batte alcun ciglio, né acclude figli inesistenti. Questo, insieme alla chiusura dei pozzi, alla improvvisa ritirata dell’esercito, e alla vergogna che possiamo capire a cosa possa essere attribuita facilmente, non può non far dedurre che il mal·’aḵ di Yah·weh non sia altro che un’epidemia di dissenteria o di colera che prima ha colpito l’esercito e infine anche il re al ritorno in patria con le sue viscere che lo hanno colpito, come infatti riportato.

Interessante a 2 Cronache 33: 4-7 come Yah·weh e gli ‘ĕ·lō·hîm sembrano competere tra di loro per la tutela della propria casa. Ovviamente i traduttori clericali continuano a mettere pezze a colori per far credere esista un solo tempio, insistendo a fatica a voler identificare i termini Yah·weh ed ‘ĕ·lō·hîm. Si noti peraltro nel seguito come Mosè venga collegato al tempio degli ‘ĕ·lō·hîm, non a quello di Yah·weh.

Interessante il contrasto tra i due re di 2 Cronache 36: 3-5 . Del primo non si dice nulla del suo rapporto con Yah·weh, e viene spodestato dopo pochi mesi; il secondo, di cui si dice che invece aveva fatto il male agli occhi di Yah·weh, regna undici anni. Sembra, ancora una volta, che nemmeno il redattore, nonostante il suo forte impegno, riesca ad associare tutti gli accadimenti a come si tratta con Yah·weh!

Invece a 2 Cronache 36: 9 il peloso redattore attribuisce la responsabilità ai comportamenti di un ragazzo di diciott'anni, che ha regnato per tre mesi e dieci giorni, per la nuova invasione di. Il lettore viene lasciato a domandarsi cosa possa aver egli mai fatto per indispettire a quel punto Yah·weh, tanto da spingere Nabucodònosor a incatenarlo e trascinarlo via.

2 Cronache 36: 13 è eccentrico: sembra far intendere che Nabucodònosor seguisse anche lui Yah·weh tanto da far giurare il suo rappresentante di seguirlo! Ovviamente Nabucodònosor aveva fatto giurare per la sua fedeltà sul complesso degli ‘ĕ·lō·hîm, forse una sorta di giuramento comune per tutti i popoli, e il redattore se ne è appropriato. La risposta ovvia è che i popoli nemici e le epidemia andavano e venivano per un piccolo paese come quello in cui viveva il popolo d’Yiś·rā·’êl e di Giuda e si attribuivano gli eventi a Yah·weh solo per avere l’illusione di averne qualche controllo.

Ancora si segnala a 2 Cronache 36: 18 la presenza di ben due case, oltre a quella del re, quella di Yah·weh ‘ĕ·lō·hîm e quella degli ‘ĕ·lō·hîm, confermando, senza ombra di dubbio, la presenza di un culto doppio.

GENERE
Religione e spiritualità
PUBBLICATO
2017
25 settembre
LINGUA
IT
Italiano
PAGINE
82
EDITORE
None
DIMENSIONE
12.2
MB

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