Bullfighting
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Descrizione dell’editore
«Roddy Doyle è una sorta di eroe nazionale. È colui che ha fatto conoscere al mondo la realtà dell'Irlanda d'oggi.»
Irish Independent
«Roddy Doyle è un genio.»
J.K. Rowling
«Roddy Doyle ha ridefinito da solo, almeno su questa sponda dell’Atlantico, cosa debba intendersi per narrativa letteraria.»
Nick Hornby
«Roddy Doyle è un indagatore delle profondità più nascoste del cuore: dell’amore, della sofferenza e della sconfitta.»
Joseph O’Connor
Tredici affreschi dell'Irlanda di oggi. Tredici racconti che compongono una sorta di «romanzo corale», variazioni sul tema dell'inesorabile passare del tempo e della precarietà degli equilibri famigliari. Sullo sfondo, la crisi mondiale, la disoccupazione, l'incertezza per il futuro. Sono storie comuni, di persone comuni, nelle quali ciascuno si può rispecchiare. Roddy Doyle racconta le piccole delusioni quotidiane, il logorio della vita condivisa, uno scenario a tratti desolante, dove però c'è ancora spazio per ridere delle proprie debolezze, per sentirsi parte di qualcosa di speciale. C'è la storia di una coppia sposata da tempo, che sembra trovare in un cane l'ultimo motivo per stare insieme, finché anche quello non sparisce improvvisamente rimettendo tutto in discussione. E c'è un gruppo di amici dublinesi che durante una vacanza in Spagna continua a vivere come se fosse a casa, a parlare, ubriacarsi, fino al momento di epifania nell'arena, durante una corrida... Lo sguardo del narratore è pacato, disincantato ma compassionevole, nel comporre ritratti teneri e sconsolati, in cui la quotidianità e i sentimenti che appassiscono sono filtrati dall'inconfondibile senso dell'umorismo di Doyle, quel sorriso amaro ma autentico che è forse l'unico rimedio allo smarrimento.
«Roddy Doyle lascia ogni volta i suoi lettori senza fiato.»
The Sunday Times
«Uno dei maggiori scrittori irlandesi viventi.»
la Repubblica
«Roddy Doyle è una specie di eroe nazionale. È colui che ha fatto conoscere al mondo la realtà dell’Irlanda d’oggi.»
Irish Independent
PUBLISHERS WEEKLY
The men in Doyle's sardonic and bittersweet collection are teetering on the edge of middle age, and while they're not always desperate to stay young, there's something terrifying about the future for each of them. Doyle (The Dead Republic) homes in on that fear and doses each tale with his trademark dark humor. In "Recuperation," Mr. Hanahoe walks his Dublin neighborhood as part of a forced exercise regimen, giving him the opportunity to assess his unraveling life: a wife who sleeps in a separate bedroom, kids grown up, no social interactions. Then there's Terence in "The Slave," who finds a dead rat in his kitchen and embarks on a mental game of what if? The nameless narrator in "Blood" lands in a predicament generally not associated with midlife crises: he develops an insatiable thirst for blood. Soothed at first by eating raw steaks and chops, he soon determines the real root of his cravings, to bad results. Doyle, with his ear for Dublin colloquialisms, is never better than in "Animals," where George remembers his children's long-dead pets, and "Sleep," where Tom watches his wife in bed and feels the years slip away. They're the men for whom reflection, even when tinged with regret, is cathartic.