Il fucile da caccia
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4,2 • 13 valutazioni
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Descrizione dell’editore
Quando, nel 1949, il critico d’arte e poeta Inoue Yasushi pubblica il suo primo romanzo, "Il fucile da caccia", ha già quarantadue anni. Ma tutti, da subito, capiscono di trovarsi di fronte a uno scrittore importante. E sebbene le numerose opere successive non abbiano fatto che confermare questa impressione, nessuna di esse ha mai eguagliato la folgorante perfezione della prima: qui, infatti, Inoue (che in seguito scriverà libri ben più corposi) trova nella brevità una misura ideale; e nell’oscillazione fra il detto e il non detto raggiunge un miracoloso equilibrio narrativo. Un equilibrio impervio come il gioco amoroso che tiene legati i destini dei quattro personaggi, un uomo e tre donne, e che, pur appeso a un filo sottilissimo, li accompagna nel corso degli anni senza mai ledere la calma ritualità delle loro esistenze. E tuttavia il romanzo è attraversato da una tensione costante, da una rabbia sorda e trattenuta che non esplode neanche alla fine, quando ogni menzogna è stata svelata, ogni passione consumata, e a regnare è la consapevolezza che ogni essere è abitato da una vita segreta, inavvicinabile.
Recensioni dei clienti
Il romanzo perfetto
Parto dalla premessa che, a mio parere, non è un romanzo per tutti. Il racconto si sviluppa gradualmente e ipnotizza il lettore lanciando piccoli colpi di scena che, inevitabilmente, caricano la curiosità di conoscerne il finale.
Nella sua brevità è certamente un libro intenso e riflessivo. Ho apprezzato molto lo stile di Inoue Yasushi che pur essendo un poeta è riuscito a scrivere un romanzo impeccabile. Vi sembrerà di conoscere da sempre i paesaggi giapponesi e le loro tanto decantate sfumature quotidiane e penserete di sapere tutto del clima socio-culturale della fine degli anni ‘40 del 900.
Infine ritengo geniale l’accostamento di un’arma da fuoco alla solitudine (credo non esista un oggetto migliore a cui poterla paragonare) e l’uso della metafora del “serpente dentro di noi” riferendosi al nostro lato oscuro che anche noi stessi rinneghiamo.