Descrizione dell’editore

Elementi importanti nell'attuale paesaggio culturale dei Colli sono, in primo luogo, i fiumi che scorronoo nella pianura, a nord-est e a sud-ovest dei Colli: Brenta e Bacchiglione nella pianura settentrionale, Frassine e Adige nella pianura meridionale. Le sommità dei Colli restavano, quindi, isolate dalla piana impaludata e acquitrinosa circostante, prima delle opere di sistemazione agraria, condotte già in epoca romana (centuriazione) e poi nel medioevo/età moderna (bonifica).

Oltre all'uso agricolo dell'acqua, un secondo utilizzo fondamentale è quello energetico. La forza idraulica era infatti utilizzata per azionare le strutture di produzione (mulini) e per il trasporto delle merci.

Tra il XII e il XIV secolo questo territorio per quanto riguarda le strutture viarie di terra e d'acqua assunse una configurazione che rimarrà pressoché immutata fino al XIX secolo. In questo momento si sviluppa tutto un sistema di canali che permettono il trasporto delle materie prime in forma veloce e controllata. La forza idraulica era anche sfruttata per azionare i mulini, distribuiti lungo questi canali o le sorgenti d'acqua, che servivano in particolare per macinare le granaglie, per azionare magli e seghe nelle cave di trachite, nella produzione delle stoffe e, come a Battaglia, della carta. La proliferazione di mulini ad acqua tra l'XI e il XIII secolo fu un elemento centrale dei paesaggi feudali, poiché gli affitti di queste strutture (che erano monopoli dei signori) hanno costituito il centro delle relazioni tra signori e coloni locali. Alla fine del medioevo proprio questi obblighi furono al centro di tensioni e rivolte. 

I mulini furono un’attività economica anche in città. I mugnai incominciarono a stabilirsi nella zona di Ponte Molino a Padova già nel Duecento, grazie alla disponibilità e all'ingente flusso d'acqua. I mulini di Ponte Molino erano galleggianti, ossia costruiti in legno su due o tre barche ancorate a riva, mentre quelli che si trovavano alle Torricelle erano terragni, ossia costruiti in muratura e pertanto più stabili e idonei a ospitare anche impianti industriali diversi, come folli per la lana, segherie, macine per cereali.

Appartenevano in epoca comunale alla Chiesa, al Comune e ai grandi proprietari terrieri. Il mugnaio era affittuario del mulino e pagava l'affitto in natura, ovvero con una certa quantità di farina. Ogni mugnaio però poteva tenere per sé un “coppo” di farina per ogni staio di granaglia macinato. Nel Trecento i mulini diventarono di proprietà dei Signori Carraresi, ai quali rimasero fino alla conquista veneziana, quando vennero confiscati e messi all'asta. La corporazione dei mugnai, che era devota dei Santi Rocco e Sebastiano, si riuniva presso l'omonimo altare nella chiesa del Carmine, decorato con rappresentazioni in Opus sectile dei mulini natanti e terragni di Padova.

GENERE
Professionali e tecnici
PUBBLICATO
2017
10 aprile
LINGUA
IT
Italiano
PAGINE
32
EDITORE
MEMOLA project
DIMENSIONE
352,7
MB

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