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Descrizione dell’editore

Una donna veglia un uomo disteso in un letto. L'uomo è privo di conoscenza, ha una pallottola in testa, gli ha sparato qualcuno per un futile motivo. In un paese che assomiglia all'Afghanistan, in un tempo che potrebbe anche essere oggi.
La donna parla senza interruzione, come non ha mai fatto prima. Racconta al marito, finalmente presente e muto, molte storie che fanno la loro storia e quella del loro paese. Prima sussurra, poi grida, si adira, ha paura. Piange. Esce per poi ritornare. E ancora sussurra, piano, dolcemente.
Si prende cura dell'uomo e insieme lo rimprovera. Lo rimprovera di aver voluto essere un eroe, di aver preferito le armi e la guerra a sua moglie e alle figlie. Di non avere mai parole per lei. Di possederla in fretta e con violenza, senza dolcezza, né piacere. A poco a poco, respiro dopo respiro, grano dopo grano del rosario che tiene in mano, escono dalla bocca della donna parole proibite, parole ribelli.
La stanza dove si svolge il monologo è uno spazio chiuso in cui si consuma una vita e si prepara una tragedia. Lì vicino, uno stretto corridoio apre su altre camere dove si sentono le voci delle bambine. Una finestra coperta da una tenda con uccelli migratori affaccia sul mondo esterno. Tutto intorno infuria la guerra. Bombardamenti, violenze e distruzioni. La gente muore e impazzisce dal dolore. Chi può, fugge e non guarda in faccia nessuno.
Poi, anche il mondo esterno penetra nella stanza, sotto le spoglie minacciose di tre uomini armati.
Insieme a loro entrano la violenza e l'arroganza, ma anche una dolcezza timida e balbuziente come le parole del giovane che chiede amore a pagamento e l'affetto di una madre.
La tragedia raggiunge inevitabilmente la sua acme. In un crescendo serrato la donna inizia a svelare al marito piccole furbizie e grandi colpe. Menzogne necessarie per non essere ripudiata con ignominia. Confessioni, inevitabili e terribili, da cui non si può tornare indietro.
Forse, un limite c'è anche per la sang-e sabur, la pietra di pazienza. Quella pietra che nella mitologia persiana si tiene accanto per confidarle tutto quello che non si può rivelare a nessun altro. Riversando su di lei i propri malesseri, sofferenze, dolori, miserie. La pietra ascolta, assorbe come una spugna, tutte le parole, tutti i segreti finché un bel giorno non esplode. E quel giorno saremo liberati.

GENERE
Narrativa e letteratura
PUBBLICATO
2010
7 ottobre
LINGUA
IT
Italiano
PAGINE
120
EDITORE
Einaudi
DIMENSIONE
565
KB

Recensioni dei clienti

Lettera Kappa ,

Nutrivo più aspettative!

Ho letto questo libro attratta dal trailer della sua trasposizione in film.
Devo ammettere che in un certo qual modo sono rimasta un po' delusa, nonostante mi senta di dire che è molto ben scritto e che la storia e la costruzione del setting risultano essere particolarmente originali. Tuttavia, nel desiderio dell'autore di volere dare voce e corpo - quasi un'opera di denuncia - alla condizione della donna nel mondo musulmano, alcune cose mi sono apparse come delle forzature ridondanti, tra queste, soprattutto, le eccessive imprecazioni della protagonista, che in non pochi momenti del libro esprime tutta la sua legittima rabbia, frustrazione, sofferenza, umiliazione come la più sboccata delle donne occidentali. Il finale poi mi è sembrato precipitoso e caotico, confusionario insomma, rispetto al ritmo narrativo del racconto. Sebbene queste mie personalissime osservazioni/impressioni, "Pietra di pazienza" è un romanzo la cui lettura mi sento di consigliare perché a suo modo rappresenta un'opera che nel vasto panorama letterario non passa inosservata e che ti lascia sicuramente qualcosa dentro.

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