Raga Mala
La mia vita, la mia musica
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3,0 • 1 valutazione
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- 10,99 €
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Descrizione dell’editore
Massimo suonatore di sitar e ambasciatore della cultura indiana nel mondo, Ravi Shankar ha trascorso gli anni dell’adolescenza come danzatore nella Parigi e nella New York glamour degli anni Trenta. Dopo aver studiato con il maestro di musica indostana Allauddin Khan, la prima parte della sua carriera è culminata nel tour del 1954 nella Russiva sovietica. Nel 1956, la decisiva incursione in Occidente lo ha reso il primo artista indiano a colmare il gap tra le due culture e a incoraggiare l’apprezzamento e la conoscenza della musica indiana in Europa e in America. Da affermato artista internazionale, Shankar ha poi continuato a vivere in India spostandosi frequentemente all’estero per incisioni, concerti e festival. L’incontro con George Harrison nel 1966 ha dato il via a una lunga amicizia e a una collaborazione dalla quale è nata l’idea di questo libro autobiografico. Raga Mala contiene una vasta collezione di immagini e documenti provenienti quasi interamente da archivi privati e presenta preziosi contributi di una grande varietà di amici, tra cui Yehudi Menuhin, Zubin Mehta e Philip Glass. I folli tempi dello stardom degli anni Sessanta – di Monterey, di Woodstock, del Concerto per il Bangladesh – sono narrati al contempo con gusto e distacco. In questo appassionato e schietto resoconto personale, Ravi Shankar, una delle stelle più luminose della musica del Ventesimo Secolo, mette in scena le stesse qualità in contrasto che distinguono la sua natura di uomo e di musicista: una miscela di fascino e candore, decoro e umiltà, profonda spiritualità e spontanea irriverenza.
PUBLISHERS WEEKLY
Shankar, a sitar player known as the godfather of world music for his role in opening Western ears to sounds from the East, gives an honest, in-depth look at his life and work in this prodigious autobiography. Like a fine musical composition, Shankar beautifully narrates his life's milestones--his early years in India, his travels as a performer in Paris during the 1930s, his breakthrough in the West and rise to stardom during the '60s, his turbulent personal life in the '70s and '80s--while periodically returning to his basic theme: his love of music and the sitar. Throughout, Shankar builds on his 1968 book, My Music, My Life, which provided a general introduction to Indian music. He describes his performances in U.S. music festivals (Woodstock, he says, was " a terrifying experience" where "the music was incidental"); he also weaves in tales of people he affected (Gene Kelly, Richard Burton, Peter Sellers, Marlon Brando and, of course, editor Harrison), and those who influenced him--most importantly Ustad Allauddin Khan, the classical musician and pioneer of modern Hindustani instrumental music. Along with the enormous number of photographs that accompany this dense and lengthy work, Shankar presents letters and musical transcriptions to produce a history of Indian music during the 20th century. Although Shankar has been somewhat taken for granted in recent years due to his long-standing popularity, this book convincingly reasserts his historical importance.