Ruvido umano
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Descrizione dell’editore
Faceva il tempo le sue finte. Appoggiava spenti frutti nel marcio. Dipingeva scenari. Come osava il tempo come segnava sui volti il suo gioco sui volti sui musi nei tronchi. Eppure c'erano istanti d'oro e ancora ci sono e smascherano quel suo lavoro finto strappi in quel suo velo agili decori - capolavori.
L'umanità ha le sue asprezze, la sua violenza nei confronti del mondo. E il nuovo libro di Mariangela Gualtieri si apre e si chiude con poesie che toccano il tema di questa ruvidezza. In una poesia ci si augura che «miglioreremo | siamo qui da poco. | Ancora non capiamo | e ci agitiamo troppo. | Ancora guerreggiamo». Ma nelle poesie civili che chiudono la raccolta l'indignazione sembra prevalere. All'interno di questa cornice, però, c'è il tesoro del selvatico, ci sono segni del sacro, c'è soprattutto il miracolo del silenzio, in cui «Tutto è un enigma felice | voce senza voce. Tutto dice | di sí mentre tace». Molte di queste poesie sono punteggiate dalla presenza di animali, domestici e non, quasi presenze angeliche, tramiti per «penetrare le segrete cose». Ma un altro filo conduttore della raccolta è dato dal tempo, un'entità che ci segna, ci modella, ma che prima o poi «scavalchiamo» per raggiungere «il tutto che rotola | intero. Il sontuoso | niente del cielo». Piú che negli altri suoi libri, qui Mariangela Gualtieri ci parla della fine, che è fine dei singoli corpi, fine delle «maschere», ma anche continuità della vita. Modulando la sua voce tra durezze e dolcezze, incanti e disincanti, il suo è un invito all'attenzione e all'ascolto del visibile e dell'invisibile.