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Descrizione dell’editore

In una mite sera d’autunno, Natalia e Martin tornano in bicicletta da una cena al loro solito ristorante greco di Erlangen, in Germania. Ha piovuto e la strada è bagnata e buia. La ciclabile è troppo stretta per viaggiare affiancati. Martin, che ha bevuto tre ouzo, pedala forte e ogni tanto si mette a cantare. Natalia resta indietro, impacciata sulla bicicletta dell’ex fidanzata di Martin, troppo grande per lei.
Nel buio, nota una sagoma scura sulla sua destra, un uomo incappucciato, avvolto in un cappotto nero, che saltella sul marciapiede. Continuando a saltellare, l’uomo la raggiunge, le taglia la strada e si allontana. Poco prima di frenare e poggiare i piedi per terra, Natalia si
rende conto di avere una sostanza appiccicosa sulla faccia: uno sputo.
Ore dopo, sotto shock, la ragazza ricorda agli inquirenti il tragico succedersi degli eventi: lei che urla a Martin di raggiungerla e, indignata, lo ragguaglia sull’offesa ricevuta, Martin che si
lancia rabbiosamente all’inseguimento dell’uomo nero, Martin e l’incappucciato che lottano, Martin che si accascia al suolo, colpito mortalmente da numerose coltellate, l’incappucciato che fugge.
Articoli a pagina piena sui giornali, servizi in tv, con i residenti della zona che piangono o mostrano flaconi di spray al pepe, e cani che annusano il punto in cui è avvenuto il crimine, il caso desta uno scalpore enorme in Germania.
La polizia indaga innanzi tutto nel luogo di lavoro di Natalia, l’istituto universitario dove la ragazza figura tra i collaboratori di un noto cattedratico di storia antica e tardo-antica, un professore il cui cognome suona italiano – anzi meridionale, cam pano, pugliese o lucano –ma le cui origini risultano ignote alla sua stessa cerchia di assistenti e collaboratori.
Nella scarsità degli indizi, gli inquirenti cercano in primo luogo di venire a capo di singolari lettere anonime in cui l’autore prova a entrare nella men te dell’assassino. Una volta viene presentato un nazi sta, un’altra volta un tossicodipendente che frequenta concerti rock, oppure un cittadino insospettabile che fa amicizia con il suo coltello da cucina...
Toccato personalmente dall’omicidio di un ragazzo italiano avvenuto il 28 maggio 2013 a Monaco di Baviera e tuttora irrisolto (il delitto avvenne a trecento metri da casa sua e la fidanzata del ragazzo era una sua studentessa), Marco Montemarano – vincitore della prima
edizione del Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza con La ricchezza – ha scritto un romanzo che ripercorre una storia vera per non consegnarla all’oblio e, insieme, un’opera in cui i temi propri della sua scrittura, l’estraneità al mondo e la faticosa ricerca della propria identità, si danno mirabilmente appuntamento.


Su La ricchezza hanno detto:
«La fugacità della giovinezza, l’inganno della memoria e di un’identità ritenuta
inattaccabile. Sono queste le tematiche di Montemarano, affrontate in uno stile
portato all’essenzialità».
Paolo Di Stefano, Corriere della Sera


«Un racconto asciutto e sagace di un pezzo della meglio gioventù dei tardi anni ’70».
Silvana Mazzocchi, la Repubblica

«La ricchezza è un romanzo fitzgeraldiano con un testimone-protagonista che ci racconta la storia di un’età dell’oro che volge in caduta».
Michele De Mieri, Domenica (il Sole 24 Ore)


«Il libro non è solo ambientato tra gli anni ’70 e gli anni ’80; ne è impregnato con la consapevolezza che dà il tempo».
Elena Stancanelli, D-la Repubblica

GENERE
Fiction e letteratura
PUBBLICATO
2015
19 ottobre
LINGUA
IT
Italiano
PAGINE
256
EDITORE
Neri Pozza
DIMENSIONE
4
MB

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